Cartolina da qui

Cartolina da qui

Caro amico che ora leggi e che poi dovrai inoltrarti dove non sei mai stato, volevo ricordarti qualcosa che forse già sai: non tutto può sembrare sempre uguale. Volevo pertanto farti avere anche questa mia cartolina e farti vedere che dalle finestre del palazzo in cui ora lavoro posso vedere questo:

Panoramica Ufficio

Laggiù, dietro questo spettacolo che ha una certa famigliarità col rosa e nel quale la luce sembra sempre di taglio, c’è la pianura nella quale sono cresciuto, incastonata dentro una vallata umida e tuttavia sana. Un cerchio dal diametro di circa settanta/ottanta chilometri ricca di un sapore vario come una macedonia appena composta.

Lì la luce è sempre dritta: ti cade sempre sopra la testa. Cambia solo e soltanto nelle ore che scandiscono l’inizio e la fine di ogni giornata. Da sotto, e da qualsiasi angolo tu ti possa trovare, vedrai un castello arroccato, ed avrai l’impressione che le sue torri siano gli occhi di un Dio che ti osserva e non ti giudica. Un Dio buono che non ha la velleità di essere il regolatore di ciò che succede sulla terra, tra gli uomini e dentro le superficiali vite di questi ultimi.

Tornando quassù, allora, ti sentirai investito da una luce diversa e sentirai la vicinanza con gli occhi di quel Dio che non giudica.

Eppure non potrai fare a meno di scendere nuovamente, come Socrate quando – necessariamente – deve addentrarsi nel Pireo per dare avvio alla Repubblica. E quindi un giorno dovrai tornare laggiù, dentro quella vallata umida e sana, e da qualsiasi punto d’osservazione vedrai la luce cambiare ed illuminare tutto allo stesso modo, senza sconti. E non ci sarà nessun Dio ad osservarti, solo un castello arroccato e stupendo, lontano da te. Ma preferirai illuderti una volta ancora, perché altrimenti tutto, mentre risulterà essere illuminato, potrà anche farti del male.

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Tifare è non avere a che fare con la verità

Tifare è non avere a che fare con la verità

Per motivi facilmente intuibili – legati primariamente al visibile coinvolgimento emotivo che manifesto quando la squadra di calcio per cui faccio il tifo gioca una partita (soprattutto se importante) – ho provato più volte a spiegare, e dunque a spiegarmi, cosa significa “tifare”, “fare il tifo”. Scrivo questa cosa qualche giorno dopo una dolorosa (per usare un eufemismo) sconfitta della mia squadra, con tutta la difficoltà che un tifoso può comprendere.

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Gli espulsi

Gli espulsi

Lui aveva sempre trovato interessante quella fetta di persone che si ritrova, per un motivo o per un altro, sempre dalla parte giusta. Un universo tutt’altro che silente, capace di trovare sentenze a buon mercato per ogni questione e soprattutto così eterogeneo da non essere d’accordo nemmeno con se stesso. Non che l’avere il dubbio nel DNA sia una cosa negativa, ma è certo impressionante – pensava lui – questa sicurezza che non traballa mai. I loro gomiti sono sempre alzati, impegnati a gesticolare e rendere chiare le parole, i concetti, le idee; è così difficile, del resto, restare ad ascoltare più di quello che già facciamo. Continue reading “Gli espulsi”

Lo sfondo

Lo sfondo

Di quanto sia difficile evitare la noia asfissiante della routine, il soffocamento provocato dalla ripetizione sempre uguale dei giorni, la consuetudine trasformata in uccisione di ogni desiderio e libertà, non c’è bisogno di scrivere.

Molto più probabilmente, così credo, c’è bisogno di cercare e trovare alternative, i segni del cambiamento, le molle nascoste che possono rivoltare tutto quello che appare ripetitivo.

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Auguri, David!

Auguri, David!

Qualche settimana fa stavo sistemando il mio archivio fotografico digitale su Google Foto, e scorrendo con la barra a destra tra i vari mesi nei quali ho scattato quelle foto, mi sono fermato a riguardare quelle del 2 luglio 2016. Luogo: Circo Massimo, Roma.

Forse non ci avevo mai pensato in maniera intensa, ma quel giorno sono riuscito ad avverare uno dei miei sogni da bambino: vedere David Gilmour dal vivo. A pochi metri dal mastodontico palco, mentre l’Italia giocava i quarti di finale dell’Europeo contro la Germania, e il sole calava dietro i pini di una Roma tropicale, venivo colpito nuovamente dal suono di quella Stratocaster nera. Continue reading “Auguri, David!”

Teorema dell’incompletezza – Recensione

Teorema dell’incompletezza – Recensione

Teorema dell’incompletezza
Valerio Callieri
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Esistono delle storie che s’intrecciano con la Storia.
Accade poi che queste storie, per le donne e gli uomini che le vivono, e per coloro che ne sono ai fianchi, diventino l’unica storia a cui davvero tenere.

È questo, in estrema sintesi, ciò che dimostra e conferma Teorema dell’incompletezza di Valerio Callieri – se un romanzo oltretutto deve dimostrare qualcosa (il che non è affatto scontato). In altre parole, si potrebbe dire che Callieri illumini una tendenza egoistica, e piuttosto naturale, la quale conduce inequivocabilmente ogni uomo a guardare se stesso, le proprie vicende, a vivere queste ultime come un peso e ad osservare i fatti della storia come uno sfondo entro il quale giustificare o spiegare ciò che accade e fa.

Gli uomini si dimenticano della Storia, ma tentano in maniera spasmodica di lasciare almeno una traccia nelle loro storie. Teorema dell’incompletezza sembra essere cosciente di questa genetica caratteristica umana e intende – come ogni sana costruzione dell’ingegno – allargare lo sguardo, spostare la macchina da presa a distanza, così da poter filmare un totale nel quale passato e presente si influenzano a vicenda. Continue reading “Teorema dell’incompletezza – Recensione”

Io e Cesare

Io e Cesare


Premessa
Qualche giorno fa ho riletto Il carcere, un romanzo di Cesare Pavese. La rilettura di quel breve testo, attraverso il quale Pavese «racconta l’anno che Stefano è costretto a passare al confino in un minuscolo paesino del sud Italia, tra l’inattività forzata, il mare, l’osteria del paese e la seducente luminosità della noia», mi ha riportato alla mente alcuni ricordi che da tempo non frequentavo e che ora trascrivo. Probabilmente, per farci i conti. Continue reading “Io e Cesare”